Cinzia o voler essere se stessi

Uno stand-alone per Cinzia

Postino, barbara, gladiatore, l’abbiamo vista in tanti ruoli ma rimangono immancabili la chioma bionda, il portamento elegante e l’ecopelliccia leopardata.

Lei è Cinzia Otherside, la bellissima donna transgender che ha calcato le pagine di Ratman con grazia, ironia, nonostante l’amore non ricambiato verso il Ratto.

Di Ratman ho letto veramente poco, non amando particolarmente i personaggi idioti; tuttavia, quando due anni fa Leo Ortolani annunciò un graphic novel su Cinzia, dentro di me lo scorrere dei giorni avveniva due volte: iniziavo la mia transizione sociale e aspettavo di mettere le mani finalmente sul libro.

E quando mi guardano, so cosa vedono. Una macchia. Una macchia scura sul vestito pulito della loro realtà. Una macchia da cancellare.

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La nostra eroina cerca lavoro, trovando un secco rifiuto nel momento in cui mostra i documenti non ancora rettificati. Le cose non sembrano andare bene, anche quando deve affrontare il terribile “esame sull’identità di genere”, finché non arriva Thomas.
Accompagnata da “Natural Woman” di Aretha Franklin, Cinzia prenderà una scelta radicale pur di essere accettata dalla società e dall’uomo che ama: ritornare a essere Paul.
Non aggiungo altro, per non rovinare la sorpresa agrodolce del finale.

Essere gay, lesbiche, bisex, trans…ma con discrezione.

Siamo qui. Colorati e irriverenti. Con il nostro grande carro mascherato. Che però, quando è con gli altri carri, finge di essere etero.

Cinzia in associazione
Perché non ho mai ascoltato queste parole in un’associazione LGBT+ nella vita reale??

Leo Ortolani con un’ironia spinosa non le manda a dire verso il movimento LGBT+, mostrando le sue palesi contraddizioni: se da un lato il direttivo dell’associazione frequentata dalla protagonista adotta politica inclusiva di tutte le identità umane, dall’altro ride della libertà oltre le etichette e dell’amore che si può provare al di là delle barriere, a prescindere da identità di genere e orientamento sessuale.
Ma, per fortuna, non sono cose che succedono in Italia, le persone non binarie/queer e bisex si trovano a proprio agio e sono protette all’interno della stessa comunità transgender, come ben dimostra questo gustoso articolo.
Chi ci protegge dai guardiani, allora?

Una donna dentro di me, lo Stato sopra di me.

Siamo noi a decidere come devi chiamarti.

Cinzia e la psicologa
L’Autore non risparmia delle frecciate nemmeno al sistema di supporto psicologico per le persone transgender. E’ una persona cisgender laureata in psicologia a dire se il/la candidat* è uomo/donna/persona capricciosa. L’autodeterminazione è l’unicorno rosa, il grande cocomero che, tuttavia, dimostra come, alla base dell’iter per il cambio anagrafico e di sesso, vi sia il rigido (e fascista) controllo pubblico da parte dello Stato: esiste la legge sulla rettifica anagrafica, ma non si vuole essere troppo permissivi, altrimenti la gente penserà di avere troppi diritti, no?
Questa obiezione è stata avanzata da numerosi attivisti per i diritti delle persone transgender e se anche un autore maschio cis etero lo nota, magari lo Stato italiano sta nascondendo un elefante dentro un armadio.

Sono uomo? Sono donna?

Io so già chi sono.

Cinzia
SBAM! Subito amore!

 

Ammetto candidamente di inviare Cinzia, “la donna che ogni uomo vorrebbe essere”.
Si, anche un uomo con la T maiuscola non riesce a rimanere indifferente di fronte alla sicurezza e alla libertà che la protagonista rivendica nella propria vita, al di sopra di ogni diktat sia da parte della società patriarcale che dalla comunità LGBT+ bigotta ed eteronormativa.
A fronte di terapie ormonali, operazioni chirurgiche, udienze prima delle quali la felicità è rinviata, qualcuno ha già trovato la sua calcando sandali alla schiava.
Non trovate che possiamo vivere a prescindere dalla transizione?

 

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